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tradimenti

La madre della mia ragazza


di massimocurioso
07.12.2025    |    13.265    |    4 9.9
"La sua ragazza fece un sospiro forte, quasi per scacciare i pensieri grigi che le giravano in testa, subito dopo tornò quella di sempre e propose: «Ormai si sta facendo tardi per tornare..."
Luca esitava davanti al campanello della villa. Aveva sentito molte storie e aneddoti su quel posto e sui proprietari, tanto che tutto gli sembrava familiare. Suonò, e il cancello si aprì. Ai lati del lungo viale, ciotole di fiori si alternavano a riproduzioni di statue classiche. Lui trovava pacchiane quelle forme di ornamento, ma dovette dare atto che, in quel contesto, il risultato era piacevole alla vista. Ogni cosa che vedeva, lungo quel tragitto che lo stava conducendo al portone di ingresso della villa, trasmetteva buon gusto e attenzione ai particolari: il tappeto erboso all’inglese perfettamente curato, l’accostamento delle piante, il gazebo metallico al centro, contornato con piante rampicanti e aiuole. Sul lato opposto intravide un ampio spazio lastricato con al centro una piscina, ai lati della quale c’erano diverse sdraio. Quando arrivò in prossimità dello stabile, il portoncino d’ingresso si aprì e una donna uscì per accoglierlo. Luca notò la lunga chioma di capelli ricci color ginger, e capì che si trattava della Signora.
«Buongiorno, sono Luca, piacere di conoscerla.»
«Buongiorno Luca, sono Adriana, la madre di Beatrice.»
I modi della Signora erano cordiali e formali, a partire dal tono con cui aveva detto di essere la mamma della sua ragazza. La sua mano destra si concesse con inerzia a quella di Luca che, viceversa, strinse quella dell’ospite in modo troppo energico, tanto da sembrare quasi uno zotico. La lasciò subito, ma rimase qualche secondo di troppo ad ammirare i suoi occhi verde smeraldo.
«Prego, entra. Se non ti spiace, diamoci del “tu”. Puoi chiamarmi per nome.»
Annuì, ricordandosi solo in quel momento del sacchetto di carta stretto e lungo che stringeva nell’altra mano.
«Va bene. Grazie per l’invito, ho portato questa.»
Estrasse dalla borsa una bottiglia di vino e la porse alla Signora. Lei la prese in mano, con un cenno di ringraziamento, e subito dopo la abbandonò con disinvoltura su un mobiletto in ingresso.
Luca non era mai stato in una casa come quella, e si sentiva in soggezione. L’ingresso e l’ampio corridoio, che portavano alla zona giorno, corrispondevano a come gli erano stati descritti e si era immaginato. Alle pareti vi erano appesi numerosi quadri di valore. Una parte era dedicata alla famiglia: c’erano un paio di ingrandimenti della Signora e del marito, risalenti a diversi anni prima. Sulla superficie di un lungo mobile erano appoggiate numerose cornici che la ritraevano in diversi momenti della sua vita: mentre partecipava a concorsi di bellezza, durante alcune sfilate di moda, il giorno del matrimonio, e accanto ai figli nelle varie fasi della loro crescita. In tutte le immagini appariva impeccabile, perfetta, così distinta dal marito per postura e dai figli per fisionomia, da rendere difficile, persino per l’osservatore più attento, cogliere il legame di sangue che li univa.
Distaccò lo sguardo e tornò alla Signora. La sua acconciatura non era cambiata negli anni, anche se alcuni capelli bianchi iniziavano a mescolarsi a quelli rossi. Il corpo aveva perso molte delle forme giovanili, cedendo ai suoi cinquantadue anni, e a un’eccessiva passione per la buona cucina. Ciò nonostante, continuava a sprigionare un misto di fascino, eleganza e sensualità. Il seno, ad esempio, che in alcune foto era sodo al punto da essere esibito libero sotto i vestiti, era diventato importante, al punto quasi da far sviare l’attenzione dal suo vero punto di forza: il viso simmetrico e perfetto. L’ampio vestito, portato senza una cintola, permetteva di tergiversare sul ventre che,,, intuiva, essere ormai non più perfettamente piatto, consentendo, a chi osservava, di riconoscere la linea slanciata, sebbene ormai non più snella, del suo corpo. Luca rimase volutamente un passo indietro, per ammirare la camminata elegante e disinvolta: sembrava quasi che stesse sfilando. Le mules rosse, in perfetto accordo con lo smalto lucido delle unghie dei piedi, battevano sul pavimento con una sicurezza disarmante, accompagnando il morbido, ipnotico ancheggiare del suo corpo. Mentre superavano un’ampia vetrata, l’effetto controluce evidenziò per un attimo che sotto il vestito indossava solo l’intimo, o un bikini. Luca guardò oltre il vetro, notando che a bordo piscina c’erano degli asciugamani stesi su una sdraio, e gli venne un dubbio.
«Spero di non aver interrotto qualcosa a causa del mio anticipo.»
Lei non rispose, quasi non l’avesse sentito, e questo lo fece desistere dal dire altro. Lui non era timido, e non aveva mai avuto problemi a relazionarsi con donne più grandi di lui. Con lei, però si sentiva diverso: sembrava che la Signora fosse un’aliena, e lui un povero terrestre incapace di stabilire una forma di comunicazione efficace. E questo gli stava facendo fare la figura del coglione.
Una volta superata la vetrata che dava sulla piscina, giunsero su un’altra sala. Le pareti erano azzurre, dipinte con dei riflessi, un effetto che emulava le onde del mare. C’erano diverse poltrone in vimini e dei divani, con un gesto la Signora lo invitò a sedersi su una di queste, mentre si spostava verso il mobile bar per preparare un aperitivo. Sembrava sempre assorta nei suoi pensieri. Luca si rese conto ben presto che, però, era solo un’impressione.
«Vedo che ti piace.» Fece un gesto vago indicando una parete. «L’ho scelto io.»
Lui annuì, commentando: «Amante del mare …»
L’altra depositò dei ghiacci sui due bicchieri, poi continuò ignorando, ancora una volta, la sua affermazione.
«Allora Luca, dimmi qualcosa di te, da quanto tempo lavori per mio marito?»
«Certo signora …» Adriana alzò per un istante lo sguardo e lo fissò. Luca si corresse al volo: «Adriana. Da tre mesi, per uno stage. Inoltre, ho appena iniziato a lavorare alla tesi di laurea.»
Luca si dilungò in dettagli sulla tesi, sui motivi del suo ritardo negli studi, infine sul lavoro che svolgeva nell’azienda del marito. La Signora, nel frattempo, tornò dal piano bar con i bicchieri in mano, gliene porse uno e si sedette, facendo finta di ascoltare.
Parlava a ruota libera, spendendo lunghi elogi per l’opportunità che gli era stata concessa, evitando con cura di menzionare che era stata fondamentale la raccomandazione di Beatrice. Nel frattempo, continuava ad ammirare quella donna, senza riuscire a capire se l’attrazione che gli cresceva dentro fosse l'eco delle vecchie memorie incorniciate che aveva visto, o il richiamo irresistibile di quel corpo vivo, lì davanti a lui in quel momento. Si soffermò più volte sulle mani e sui piedi curatissimi, sul vestito ampio stile “mi sono messa la prima cosa che ho trovato” che la rendeva così attraente. Non assomigliava per niente a sua figlia, e questo attenuò il disagio per l’interesse carnale nei confronti della donna, che iniziava a farsi strada dentro di lui. Una voce da dietro interruppe quella situazione di disagio.
«Ciao Luca, non ti avevo sentito arrivare.»
Beatrice si avvicinò al suo ragazzo, che nel frattempo si era alzato in piedi, e lo baciò in bocca.
«Vedo che hai già conosciuto mia madre, e penso che tu la stia annoiando con le tue solite cose di lavoro!»
Beatrice fece l’occhiolino alla madre, poi si diresse a sua volta al mobile bar per servirsi da bere.
Luca ne approfittò per confrontare dal vivo le due donne. Beatrice era magrissima, molto più di come appariva la Signora da giovane; capelli neri mossi, occhi marroni. Indossava un paio di shorts e una maglietta senza nulla sotto. La sua era una bellezza acerba, incerta, se confrontata alla madre. Spostò lo sguardo verso la Signora, e si accorse che i suoi occhi verdi ostentavano sorridenti tra le sue gambe … e solo allora si rese conto di essere eccitato! Il suo sesso doveva aver intercettato i pensieri, andando a riempire gli spazi vuoti del suo bacino. I pantaloni leggeri e attillati che indossava lo avevano tradito, accavallò le gambe fingendo noncuranza. Lo sguardo imbarazzato incrociò quello divertito della Signora, che sembrò finalmente manifestare una forma di interesse nei suoi confronti. Affondò i suoi occhi in quelli del ragazzo.
«Parlatemi di voi. Beatrice mi ha detto che state insieme da sei mesi, e che vi siete conosciuti all’università.»
Luca approfittò di quell’opportunità per uscire dall’imbarazzo, e si mise a raccontare di come lui e Bea si erano conosciuti. Beatrice gli si sedette accanto e integrò il racconto con aneddoti divertenti.

La Signora ascoltò i ragazzi rimanendo in silenzio. Sapeva già molto: suo marito le aveva riferito quasi tutto: Beatrice si confidava solo con lui. Raramente la figlia portava a casa un ragazzo da presentare, e, in ogni caso, mai dopo solo pochi mesi di relazione. Adriana era convinta che quell’invito fosse la conseguenza del loro recente diverbio: le aveva rinfacciato di non riuscire a costruire dei legami duraturi, di essere superficiale nei rapporti. Beatrice, con quel gesto puerile, voleva dimostrare che lei aveva torto, senza capire che stava, invece, facendo l’esatto opposto.
Il giorno prima, appena saputo della visita, la Signora aveva chiesto dettagli su quel ragazzo, nel tentativo di capire cosa lo rendesse così speciale. La risposta della figlia confermò i suoi sospetti: «Non è una storia seria, e non penso che sia l’uomo della mia vita. Avevo solo voglia di fartelo conoscere.»
Il viso e le espressioni facciali di Beatrice riflettevano i caratteri di suo marito. In quel comportamento, però, Adriana riconobbe sé stessa, e se ne rammaricò.
Il siparietto fu interrotto dall’arrivo del marito, che salutò il gruppetto e andò a sedersi a tavola, dove la cameriera aveva appena iniziato a servire gli antipasti. Luca fu deluso dall’accoglienza del padrone di casa e suo datore di lavoro. L’aveva visto una sola volta, il giorno in cui firmò il contratto di collaborazione. Beatrice l’aveva accompagnato all’ultimo piano del palazzo, dove si trovava il suo ufficio. Parlarono una decina di minuti, che lui sperò fossero stati sufficienti per fissarlo nella memoria dell’industriale. In quel momento, la stretta di mano fredda e lo sguardo assente gli stavano dicendo il contrario.
Durante la cena, i commensali si scambiarono poche frasi. Il marito rimase assorto nei suoi pensieri, confermando quel rapporto ormai arido tra i suoi genitori che Beatrice gli aveva descritto più volte. Finita la cena, Franco si accomiatò, per ritirarsi nel proprio studio, mentre le due donne e Luca si spostarono sul prato a bordo piscina per il caffè. La serata era mite ma l’assenza del tepore solare si faceva sentire, quindi erano state accese delle stufe a fungo. Il vapore che saliva dalla piscina rivelava che l’acqua era riscaldata. Si sedettero, godendo in silenzio della quiete di quel luogo.
A un certo punto, Beatrice fu richiamata in casa per rispondere a una telefonata, e la Signora ne approfittò per stuzzicare il ragazzo.
«Non ho potuto fare a meno di notare la reazione che hai avuto prima.»
Era inutile mentire …
«Sì, signora, mi scusi … Adriana scusami, non me ne sono reso conto. Non era mia intenzione offenderla.»
Disse guardandolo negli occhi, con sguardo indagatore: «Stavi pensando a mia figlia?»
Lo sguardo magnetico, la voce suadente e decisa, il piede a mezz’aria che giocava con le mules … il ragazzo annuì con la testa ma il resto del corpo diceva il contrario. Sudava, e aveva la bocca arida. Un tallone batteva nervosamente sul pavimento plastico, e le vibrazioni riverberavano fino all’inguine, aumentando la tensione sessuale e l’imbarazzo che ne conseguiva. Un circolo vizioso che lo faceva sentire una scimmia al cospetto di una dea. La Signora gli lanciò uno sguardo che era un misto tra rimprovero e biasimo, subito dopo si alzò ed entrò in casa senza dire niente.
Luca rimase per diverso tempo solo, a guardare il giardino illuminato, senza sapere bene cosa fare.
Quando ricomparve, Beatrice si guardò in giro e come prima cosa disse: «Dov’è mia madre?»
«Se n’è andata subito dopo di te.»
Sembrava delusa, al punto che Luca ebbe un dubbio, anche legato alla figura che aveva fatto poco prima: «Secondo te le sono piaciuto?»
Rispose con una frase che il ragazzo non riuscì a capire: «A lei non piace nessuno, e tutti allo stesso tempo. Dipende.»
Luca si accigliò.
«Da cosa?»
L’altra ignorò la domanda. Un vizio che, a quanto pareva, era di famiglia.
La sua ragazza fece un sospiro forte, quasi per scacciare i pensieri grigi che le giravano in testa, subito dopo tornò quella di sempre e propose:
«Ormai si sta facendo tardi per tornare all’appartamento, facciamo una nuotata in piscina e poi rimani qui a dormire!»
«Grazie ma non vorrei disturbare, e poi... non ho il costume.»
«Nessun disturbo, faccio preparare subito la camera degli ospiti» e aggiunse: «Il costume non serve!»
Diede disposizione a Claudia, la domestica, e subito dopo si spogliò, rimanendo nuda, infine si tuffò in acqua. Luca si guardò in giro: le luci in casa erano tutte spente, e la sua ragazza aveva chiesto a Claudia di rimanere soli. Si spogliò a sua volta, togliendo i boxer da seduto, per non attirare troppo l’attenzione. Si tuffò, sperando di trovare riparo sotto il pelo dell’acqua, ma il fondo della vasca era illuminato: dal primo piano lo avrebbero visto senza alcun problema.
«Sei sicura che ai tuoi vada bene?»
Lei si avvinghiò al suo corpo muscoloso, poi lo baciò.
«Mio padre è di certo nello studio, che si trova sul lato opposto della villa. Mia madre passa le serate a leggere nella sala blu. Stasera le luci sono spente: sarà andata da qualche altra parte per lasciarci soli.»
Non era riuscita a rassicurarlo: non voleva irritare il padrone di casa, come pure la Signora, soprattutto considerando che il primo approccio non era stato dei migliori. Lei lo capì, per questo uscì dalla piscina e premette un bottone su una scatola di plastica a poca distanza, immediatamente le luci della piscina si spensero.
«Meglio adesso?»
«Grazie.»
Immerse la testa, e quando tornò fuori, tutto gli sembrò diverso. Assaporò il piacere dell’acqua che scivolava sul corpo nudo, con Beatrice al suo fianco. I due si scambiarono effusioni strusciandosi nell’acqua, il loro sembrava quasi una danza, un corteggiamento fatto di tocchi e abbracci. Era tutto nuovo per Luca: non era abituato a vivere nel lusso, in una villa che fino a quel giorno aveva visto solo nei film. Quando conobbe Beatrice, non sapeva che era ricca. Fu lei a sedurlo, convincendolo dopo solo tre settimane a vivere nel suo monolocale in centro, vicino alla facoltà universitaria che frequentavano. Luca non era tipo da lasciarsi abbindolare. Con lei, però, forse abbagliato dal fatto che riusciva a ottenere tutto ciò che voleva, si lasciò andare e assecondò le sue decisioni, compresa quella di mettere una buona parola per uno stage nell’azienda del padre. Lui aveva provato molte volte, invano, a sottoporre la candidatura nella sua e in tutte le aziende della zona. Il tempo stringeva, ed era già fuori corso e a corto di soldi: quel lavoro gli serviva, anche se quello che avrebbe percepito era poco più di un rimborso spese.
«Vieni.»
Il suo sussurro lo distolse dai pensieri e, come il canto di una sirena, lo attirò fuori dall’acqua.
Si stese a bordo piscina, sotto il fungo. Il suo desiderio non si era dissolto nell’acqua, e invitò il suo ragazzo ad assaporarlo. Luca si stese davanti a lei, infilando la testa tra le sue gambe, per darle piacere. Affondò sul sesso glabro e liscio dell’amante con passione, anche se non era quello che stava bramando in quel momento. Affondò la lingua tra le pieghe dell’amore, mentre scorrevano nella sua mente le immagini della madre: lo sguardo, il viso così familiare, sebbene non l’avesse mai vista prima, il corpo segnato dal tempo che, però, gli aveva provocato un turbamento sconvolgente.
Beatrice, per la seconda volta, interruppe quella tempesta di pensieri.
«Andiamo a letto.» Si alzò di scatto e lo afferrò per mano, trascinandolo dentro.
Luca si aggirò per la casa buia, aveva addosso solo un asciugamano, gonfiato da una vistosa erezione, che la sua ragazza manteneva in vita stuzzicandola di tanto in tanto con la mano. Giunti in sala da pranzo, scostò l’asciugamano e restituì il favore che lui le aveva fatto a bordo piscina. Quando rese la sua eccitazione irreversibile, con un movimento rapido sfilò il telo e corse verso la camera. Luca, imbarazzatissimo, fu costretto a inseguirla, serrando con una mano la robusta erezione, sperando che nessuno lo vedesse. Stava profanando quella casa, se lo avessero scoperto sarebbe stata la sua fine, e a niente sarebbe valso scagionarsi, additando Beatrice come colpevole di quella follia. Per fortuna non fu necessario: la casa sembrava disabitata.
La camera di Beatrice era molto ampia. Su una parete c’era un letto a due piazze, sul lato opposto un divano. A causa della luce fioca, Luca non riuscì a distinguere bene i dettagli: c’erano diverse mensole, sulle quali si alternavano libri e peluche di varia forma e dimensione. La finestra dava sulla piscina, il che gli fece venire un dubbio: «Dov’è la stanza dei tuoi?»
Lei era dentro il suo bagno privato, e si stava asciugando.
«Stanze, vorrai dire. Non dormono insieme da anni. Comunque, sono sull’altra ala della villa. Non ci sentiranno, se è questo che temi.»
Gli lanciò un asciugamano e fece un cenno all’erezione ancora ben visibile
«Asciugati e poi stenditi, voglio giocare prima che si ammosci del tutto.»
Luca le sorrise.
«Ti ho mai deluso?»
E si stese sul letto, notando che sul soffitto c’era uno specchio.
La ragazza gli salì sopra.
«No, ma se succederà, te ne accorgerai di certo.»
E lo scopò a suo piacimento.
Luca assecondò i movimenti per darle piacere, come del resto faceva sempre. Beatrice era una ragazza viziata, si capiva anche quando faceva sesso; lei prendeva tutto senza considerare gli altri. Quella sera non fu diversa dalle altre volte.
Dopo essere venuta, sussurrò: «Adesso ho voglia di succhiartelo e poi facciamo un altro giro.»
Luca era tutto sudato, e aveva bisogno di una breve pausa
«Prima, però, vado a bere qualcosa.»
«Ti aspetto.»
Luca infilò i boxer e uscì dalla stanza, non ancora del tutto sazio. Quella sera Beatrice sembrava diversa, o forse era il contesto che stava influenzando i suoi sensi. Senza accendere le luci, sfruttando il chiaro di luna che entrava dalle finestre, riuscì a raggiungere la cucina, e si servì da bere. Si diresse verso la grande vetrata con il bicchiere in mano, e si accorse che le luci sul fondo della piscina erano di nuovo accese, il pelo dell’acqua increspato gli fece capire che qualcuno stava nuotando. La porta era socchiusa, la superò con circospezione, fece qualche passo verso il bordo, e fu solo allora che la vide. I capelli erano raccolti, la sua sagoma scivolava nell’acqua, silenziosa, cambiando stile quando raggiungeva la fine della vasca. Era nuda, le luci sul fondo della piscina rendevano quella scena quasi surreale. Il parco intorno a loro era silenzioso e buio, illuminato dalla fiamma delle stufe a gas. Tutto sembrava sospeso, in ammirazione della padrona di casa. Quando uscì, usando la scala di metallo sul lato opposto a dove si trovava lui, Luca non ebbe il tempo di rifugiarsi nell’oscurità, dietro la vetrata, e rimase immobile sul suo punto di osservazione. Sarebbe stato meschino farsi scoprire mentre era in fuga, avrebbe fatto la figura dello spione morboso. Meglio affrontarla in modo diretto: qualcosa dentro di lui gli diceva che quello spettacolo era per lui. La Signora camminò verso l’accappatoio appoggiato su uno sdraio a poca distanza dal ragazzo con passo misurato, incurante del clima primaverile ancora pungente. Non fu sorpresa di vederlo, e non cercò di coprire il folto pube coperto di pelo rosso, e i capezzoli turgidi e lussuriosi. Invece, sciolse i capelli, quindi, indossò l’accappatoio lasciandolo aperto e indossò le infradito. Quando gli fu a fianco, sussurrò: «Buona notte.»

[Tratto da "La Signora"]


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